venerdì 29 agosto 2014

manna

La manna è un prodotto ottenuto da alcune specie di piante del genere Fraxinus (frassini), in particolare Fraxinus ornus (orniello o frassino da manna).
È un prodotto tipico siciliano, come tale è riconosciuto e rientra nell'elenco dei prodotti agroalimetari tradizionali (PAT) stilato dal ministero delle politiche agricole e forestali

Storia

La coltivazione del frassino da manna risale presumibilmente alla dominazione islamica (IX-XI secolo d.C.); il più antico documento che menziona la manna risale al 1080 in un diploma del vescovo di Messina. La Sicilia divenne la maggiore produttrice nella seconda metà dell'Ottocento.
Oggigiorno la coltivazione è limitata a poche zone della Sicilia, precisamente solo al territorio di Pollina e Castelbuono,[2] con una superficie coltivata stimata nel 2002 a circa 3200 ha. Qui l'ultima generazione di frassinicoltori mantiene in vita il prezioso patrimonio colturale e culturale legato al mondo dell'antico mestiere dello "Ntaccaluòru".
In alcuni centri fino agli anni '50 la manna costituiva la base dell'economia locale per i frassinicoltori locali. Il fenomeno che ha spinto le nuove generazioni a preferire il lavoro in città, anziché l'agricoltura, ha contribuito fortemente all'abbandono della coltura della manna. Oggi i frassineti aspettano di rigenerarsi per dare ricchezza.
La produzione della manna offre tuttavia un buon reddito rispetto al passato (ogni chilo ha un costo superiore a 20 euro, e il prezzo è sempre in crescita).

Orniello


Fraxinus ornus
Il Fraxinus ornus detto comunemente orniello o amolleo è un albero spesso ridotto a cespuglio che può raggiungere al massimo i 10 m d'altezza. Il sistema radicale è fittonante ed arriva fino a notevole profondità, il tronco più o meno eretto ha una forma cilindrica con una corteccia grigio-verdastra e liscia anche nelle piante adulte. Le gemme sono di colore grigio cenere e si distinguono in terminali e laterali: le prime di forma ovale, allungate ed appuntite mentre le seconde più piccole ed ovato- acute. Le foglie sono opposte e imparipennate composte da 7-9 foglioline lanceolate o ellittiche, i fiori di colore biancastro profumati e riuniti in pannocchie si sviluppano contemporaneamente alle foglie dei rami dell'anno precedente e sono ermafroditi; la fioritura avviene in aprile-maggio, il frutto è una samara bislunga lanceolata con una lunghezza di 2–3 cm.
Questa è la specie tipicamente utilizzata per la produzione della manna.

venerdì 31 maggio 2013

apicoltura





Finiti il corso di apicoltura e il tirocinio presso l'apicoltura Mantovani vogliamo costruirci delle arnie Warré e mettere le api! (con calma però... per la prossima primavera)

giovedì 4 aprile 2013

lentisco

Il lentisco ai Campi di Teo non manca, ecco cosa ci si potrebbe fare:

La masticha chiou è una resina che si estrae dal tronco e dai rami del mastichodendro, (pistacia lentiscus var. chia). Si ottiene incidendo l’arbusto con un attrezzo tagliente. La masticha si presenta come una lacrima al punto dell’incisione e lentamente scivola verso terra. La sua consistenza inizialmente è gommosa. Si cristallizza in forme asimmetriche dopo circa 15 giorni dalla sua estrazione. Il suo sapore all’inizio è amarognolo, ma scompare velocemente, per lasciare spazio al profumo inebriante che la caratterizza.
La masticha dai tempi antichi è conosciuta per il suo profumo particolare e le sue proprietà terapeutiche. Nel passato la preziosa resina era usata come ingrediente cosmetico e bruciata come incenso ritenendo che potesse rinforzare la capacità di entrare in contatto con il soprasensibile. In Medio Oriente la sua azione disinfettante e antisettica era apprezzata per il trattamento delle ferite così come nell’igiene orale: il mastice veniva impiegato sotto forma di gomma da masticare per la cura delle gengive e dei denti ed era già in uso fin dal X secolo nei paesi arabi come componente delle otturazioni. Era inoltre usato anche per curare le ulcere gastriche. Forse è per questo che era uno degli ingredienti del liquore locale noto come raki. Nel lontano Oriente la resina è ancora apprezzata per le sue proprietà medicinali. E ancora oggi molti dolciumi sono fatti con il lentisco: caramelle, gelatine o la pasticceria.Mescolato con altri ingredienti il lentisco produce un buon mastice per il vetro, la porcellana, la foglia d’oro e anche i denti. In passato la resina era usata anche come vernice per i quadri. 

Fonte: